Su un istmo di Marettimo, nelle Isole Egadi, spicca un castello, da poco restaurato. Il suo profilo sull’acqua affascina, e non si può non camminare fino a lì. E’ il castello di Punta Troia. Un nome insolito? Forse, ma se si guarda il profilo della punta si nota la somiglianza con il muso di scrofetta.

Seguiamo un sentiero sempre a picco sul mare, con un strana forma di segnaletica orizzontale: un tubo nero passa sotto il sentiero e ogni tanto emerge. In pratica basta seguire l’acquedotto per arrivare a Punta Troia.

Nessuna caletta in cui tuffarsi lungo il percorso, che è durato poco più di un’oretta: il bagno si fa all’istmo, in quella sottile striscia di terra che separa Marettimo da Punta Troia. Evidentemente il bagno si fa solo al ritorno, perché quando arrivo io vedo l’uomo che a grandi falcate sta percorrendo la stradina a zig zag che sale al forte. Salgo anche io, mica posso perdermi la vista da lassù!

Quando arrivo, Davide è già seduto sul muretto a chiacchierare con Giovanni, uno dei custodi del forte: “Allora facciamo la visita guidata? Loro poi rientrano in barca, rientriamo con loro?”. Il poco fiato recuperato dopo la salita lo devo già impiegare a rispondere: certo che facciamo la visita guidata.

Così scopriamo che Punta Troia è stata prima una semplice torre saracena, poi una terribile prigione. Si può provare l’emozione della galera, scendendo in una delle celle aperte al pubblico: con una esile scala ci si cala nell’umidità del buio. Dalle testimonianze scritte di alcuni prigionieri si è riusciti a ricostruire la vita all’epoca. Un illustre prigioniero, il Generale Guglielmo Pepe, aveva genialmente anagrammato il nome dell’isola in A MORTE MIA. Inquietante.

La nostra guida ci chiede: “Ci siete stati al museo di Favignana, sapete cosa sono i rostri? Non erano un po’ troppi quelli del museo? Non ne dovremmo avere uno anche noi qui? Non sarebbe appropriato?” Ha ragione: #unrostropermarettimo.

Ci piace Giovanni perchè quando parla del forte sembra parlare di casa sua. Come quando vai a trovare un amico e questo inizia “Vedi abbiamo rifatto la mansarda, ma non credi che dovremmo mettere una pianta sul balcone?” E non manca un pensiero all’amico più sfortunato, che i soldi per ristrutturare non li ha e la casa gli sta cadendo a pezzi: “Siete stati a Santa Caterina a Favignana? Sarebbe bellissimo riuscissero a ristrutturare anche quello.” Ci siamo stati sì, ma non ci siamo entrati: avevamo la sensazione che potesse crollare da un momento all’altro.

Terminate le spiegazioni, Giovanni ci accompagna su un’altra terrazza e ci lascia immaginare i matrimoni, i concerti, le serate che si tengono qui. Unica decorazione una pianta di capperi che nasce dal muro, peccato non sia stagione.

Il Castello di Punta Troia nell’obiettivo di Vito Lombardo

Un grazie, una stretta di mano, un “Dai fateci conoscere, siamo su tripadvisor e su facebook“. Il passaparola l’abbiamo fatto, con entusiasmo, ma soprattutto abbiamo con soddisfazione letto un articolo in cui si parlava di visite da record per il castello, incrementate rispetto all’anno scorso e anche noi vi abbiamo contribuito, tocca a voi!

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