Comunicare alle amiche la prossima destinazione vacanziera è sempre un rischio. Nel caso di Pantelleria, la loro reazione mi ha fatto decisamente preoccupare. Alcune perché ci sono state, altre per sentito dire, comunque tutte erano concordi nel praticare terrorismo psicologico. “Non ci sono spiagge solo scogli, è difficilissimo entrare in mare e anche se ci riuscissi uscire sarebbe un casino.”

Non sono una gran nuotatrice, tuffi manco a parlarne, però ormai il volo è preso devo andare: carico qualche libro sull’ebook e mi preparo a stare a riva a leggere, se non mi potrò tuffare a mare mi tufferò nella cultura.

Siamo arrivati da neanche un’ora e già puntiamo al primo bagno: Cala Nikà. Oggi non c’è un filo di vento, condizione più unica che rara sull’isola. Si accede dagli scogli ma non è particolarmente difficile. L’acqua è cristallina, i pesci sono a pochi metri da riva e io sono riuscita a entrare in acqua, cosa posso volere di più? L’acqua calda, mi suggeriscono. E allora torniamo a riva e attraversiamo un po’ di macchia mediterranea per raggiungere la seconda caletta: sott’acqua ci sono dei getti termali. Per arrivarci ravaniamo il giusto, fino a raggiungere la recinzione di un bellissimo dammuso che per anni è stato protagonista della cronaca nazionale perché sospettato di essere abusivo. Per tutti sull’isola questo è “il dammuso di Visco” . Raggiungiamo la caletta e entriamo di nuovo in mare: in alcuni tratti l’acqua è molto calda, quasi una vasca idromassaggio. Allontanandosi da riva diventa nuovamente fredda: guardando il fondale si notano delle bocche bianche da cui esce l’acqua termale a temperature talvolta così alta da rischiare di bruciarsi.

Il mare ci sta offrendo una calidarium e un frigidarium naturali, come dire no?