quando la germania si ferma in svizzera

Diario di un’estate in camper

Scappiamo dai quaranta gradi della Torino di inizio agosto, destinazione Germania. Attraverseremo la Svizzera con calma: niente Vignette, niente autostrade, ci prendiamo il tempo per goderci i monti.

GABI SIMPLON KLETTERSTEIG

In poche ore superiamo il confine sulla strada del Sempione e arriviamo a Gabi per la sua breve ma bella ferrata. L’aveva detto Mario Albertino che era troppo breve per valere il viaggio, ma come prima tappa di una lunghissima vacanza risulta perfetta. Duolingo non sapeva che Via Ferrata si dice Klettersteig, ma ci è bastato il cartello a bordo strada per saperne una più di Duolingo.

Il cartello al parcheggio, foto di Mario Albertino

Parcheggiamo il camper all’attacco della ferrata, a bordo strada appunto: tempismo perfetto per onorare lo stomaco con il pranzo già pronto e solo da servire e inebriare le narici con l’aroma della moka in vacanza, che è diverso da quello in città anche se è la stessa caffettiera. Imbrago e via: constatare di non avere dimenticato nessun pezzo dell’attrezzatura è già una soddisfazione.

Ponte delle scimmie – deviazione facoltativa

Il cielo non è limpidissimo e c’è un discreto rischio pioggia, ma se meteoswiss non mente dovremmo riuscire a salire asciutti. Spoiler: oggi non mente, però non sarà sempre così.

Lo sguardo cerca di ignorare il nastro d’asfalto che incide la valle dandole quel deja vu di Valsuna e perdersi nel verde del panorama e nelle gorge che accompagnano la salita. Saliamo veloci, un po’ per abitudine dell’uomo un po’ per paura della pioggia.

È la classica gita per cui vale più la salita che la vetta: infatti la vetta non c’è proprio, ma la salita, anche se facile, è divertente.

POSTAUTO, l’autobus postale

Se vi chiedete cosa c’è a Gabi è presto detto: nulla. Una fontana che non funziona, un hotel fatiscente e una fermata del bus. E qui ci fermiamo a studiare gli orari per domani: non sono di facile lettura, ma ci capiamo quanto basta per dire che il 631, che collega Briga con Domodossola, negli orari che serve a noi, domani non c’è. Però che belli questi bus gialli, i PostAuto: enormi, dagli orari incomprensibili, di un giallo sgargiante che quando arriva lo vedi dalla valle di fianco e soprattutto lo senti. Hanno un clacson che ricorda la cornamusa, forse solo a me. Di fatto riproduce il vecchio corno postale: ascoltare per credere.

Abbassa il volume e lasciati affascinare dalla musica dei clacson dei bus gialli…

Terminata la gita, ci portiamo in un più ampio parcheggio per un po’ di relax. Un relax veramente breve: neanche due minuti e una gentile signora viene a informarci che per oggi possiamo stare lì gratuitamente anche se i cartelli dicono 10 franchi. Quali cartelli? Ah, quelli! Siamo a casa sua. Per fortuna la signora ha più bisogno di scambiare due parole, in qualunque lingua, che di incassare denaro e cullate dal russare dell’uomo in sottofondo ci perdiamo in piacevoli chiacchiere. Scopro che lei e il marito hanno deciso di cambiare vita e dal lavoro in Banca di Zurigo sono venuti qui a gestire, non troppo bene sembrerebbe, l’Hotel Gabi: quello che poche righe fa abbiamo considerato fatiscente e che Google segna come “chiuso temporaneamente”. Però la signora era simpatica, auguriamo a lei e al marito ogni fortuna!

Randagia, che è solo il primo giorno…

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