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La dieta a zona e i pasticcini

Posted on Aprile 2, 2017 by randagia

Bye Bye Azure Window

Posted on Marzo 9, 2017 by randagia

Il tempo

Posted on Settembre 8, 2016 by randagia


Oggi gli ospiti sono cinque. Mentre accende il fuoco sotto la pentola del minestrone in una sera di luglio, Luca realizza che qualche anno fa cinque sarebbero stati i posti liberi, non quelli occupati.

Quando aveva vent’anni e con gli amici esplorava ogni valle finiva sempre per dormire sui tavoli o nell’ingresso. I rifugi non si prenotavano: chi arrivava presto aveva un letto, chi arrivava tardi si accontentavi di un tetto. Luca era troppo curioso per arrivare presto: con un occhio all’orizzonte, uno alla cartina ed il terzo al cielo valutava sul momento cosa era fattibile e cosa no. “Saliamo su quella, seguiamo in cresta e poi vediamo cosa c’è di là… dovrebbe esserci un lago e ci tuffiamo!”. Di solito era la forma di una montagna con le sue belle pareti verticali ad attirarlo più del nome o della fama della cima stessa. Non contava il dislivello, misurava la fatica e l’adrenalina tenendo d’occhio l’orologio per stare lontano dai guai. Che bello perdersi nel panorama immenso quando si è in vetta, sopra a tutto, e lasciare correre lo sguardo, magari anche per scegliere la prossima destinazione.

A fine giornata, stanco ma felice, ricordava con gli amici i momenti più belli della giornata per riviverli:
“Non male il diedro”,
“Giuda fauss! Il guado… ho ancora le mutande bagnate.”.

Socializzava in fretta con gli altri tra scambi di consigli, itinerari e genepy. Una settimana era in questa valle, un’altra in quella, anche fuori provincia, benzina permettendo. Corde e scarponi, esplorare e conoscere: questo importava. Se anche non fosse mai salito su un quattromila poco male, forse neanche sapeva contare fino a quattromila.

Un violento sbuffo del minestrone risveglia Luca dai suoi pensieri. Serve la cena ai suoi ospiti, ma quello che si vede dalla finestra diventa presto più interessante di quanto c’è nel piatto. Il cielo, il sole e le nuvole si sono vestiti di colori caldi e stanno danzando lenti: uno scenario che la natura regala volentieri a chi sa fermarsi a guardarla. Luca sorride compiaciuto, esce a guardare da vicino con un bicchiere di vino in mano.

Quando ormai lo spettacolo è finito, sfoglia il libro del rifugio per vedere se si sono aggiunte firme nuove:

20/07/2016 nonostante il caldo, saliti in 1h 58′. Pronti per Capanna Margherita, oltre 4.500!
20/07/2016. Giusy e Gio, sudatissimi in 1h 52′. Scendiamo subito che fa freddo.
HO VISTO TANTI STAMBECCHI E ACUILE, BELLO! SONIA 6 ANNI

Chiude il libro e spera nella generazione di Sonia, sembra essere l’unica a non dare i numeri.

Hai sentito di quella guida?

Posted on Settembre 27, 2014 by randagia

Quante volte ci scambiamo questa domanda. Purtroppo le notizie di persone esperte che lasciano la loro vita tra le montagne non sono rare: valanghe d’inverno, crepacci d’estate.

Alla domanda “Hai sentito di quella guida?” mi viene solo da chiedere “dove?” non chiedi neanche “come?”. Chiedo solo “dove?”.
“In Algeria, decapitato”. Decapitato? Non può essere stata una valanga, e neanche un crepaccio. La montagna non ti decapita. I tuoi simili sì, però.
“Ma era un giornalista?!” No, non era un giornalista. E neanche un fotoreporter.
Era un turista che stava facendo una vacanza di trekking, come quelle che faccio io, forse un po’ più impegnative.
Herve Pierre Gourdel, 55 anni, era una guida del Parco del Marcantour, sulle Alpi-Marittime, che stava facendo una vacanza in Algeria. Non un volontario come Arrigoni, non un giornalista come Steven. Era un turista che amava la montagna, come te. Ma la montagna algerina adesso non ama i turisti. Herve è stato rapito, usato in un video per intimare alla Francia di cessare i bombardamenti entro 48 ore. La Francia non ha interrotto i bombardamenti, ma la vita di Hervè, che è stato decapitato poco dopo. Forse sarebbe stato decapitato comunque, ma non lo possiamo sapere.

Riposa in Pace Hervè, ti ricordiamo come un uomo che amava scoprire, insegnare e accompagnare, con il sorriso soddisfatto per essere riuscito a realizzare il proprio lavoro fuori da un ufficio, come ci ricorda tua moglie e come si legge dal tuo sito: http://www.hervegourdel.com.

Riposa in Pace Hervè, dopo averci insegnato che siamo in guerra, che da un po’ il premio Nobel per la pace Barack Obama ha iniziato a bombardare i paesi del “Califfato” e l’Europa lo sta seguendo. Insegnaci che se siamo noi ad attaccare, non saremo al sicuro da nessuna parte, neanche sulle nostre amate montagne.

Che fico!

Posted on Luglio 21, 2014 by randagia

Partenza pomeridiana, destinazione Bivacco Clermont. Autostrada Torino Aosta. Il solito salasso. Uscita Nus, direzione Lignan. Per strada aguzzo la vista: cerco una fontana per riempire la borraccia ed un gelato per riempire lo stomaco. Un’insegna vecchio stile “Gelateria Buzzi” mi fa dimenticare della fontana ed il motore si spegne nel parcheggio riservato ai clienti.
“Dai, dai uno piccolo che poi cammino di più!”.
Il socio sa che non è vero, ma per fortuna il gelato piace anche a lui.

Mentre penso a quale insolito gusto scegliere, non posso non sorridere alla scritta sulla parete:
A volte mi sdraio sul divano
e penso a tutti gli errori della mia vita
e mi domando: sarà avanzato del gelato in frigo?

Un vecchietto da cartolina, con i capelli bianchi, il viso rugoso e bello si alza da un tavolino della sala. La ragazza che serve i gelati lo saluta, chiamandolo per nome: “A domani, Ernesto!”.

Io provo due gusti: Bacio di Nus (un godurioso bacio di dama alle noci) e Fico. Il socio non resiste al Pinolo Croccante. 10 e lode al fico, ottimi voti agli altri.

La lavagnetta che recita “coppa di gelato con frutta fresca e panna” è l’invito a tornare domani, e magari scambiare due chiacchiere con Ernesto. E se arrivassimo troppo tardi? Ci consoleremmo con il distributore automatico dei Baci di Nus.

Proseguiamo verso Lignan, c’è una fontana dopo un paio di tornanti, adocchio una deviazione verso l’accattivante agriturismo genuiNUS che avrei visitato solo per la creatività del nome, ma due tappe per la stessa gita non si fanno. Poco male, il Monte Faroma dal bivacco Clearmont non è l’unica cima interessante da queste parti, capiterà di ritornare…

Randagia, mica pizza e fichi, noci!

Il sito della pasticceria/gelateria è http://www.pasticceriabuzzi.it/.

Lacci Rossi

Posted on Luglio 9, 2014 by randagia

I primi scarponi, di cuoio con i lacci rossi. Lo zaino è gonfio: dentro c’è solo il piumino, che fa volume senza pesare. Tutti i viveri e l’abbigliamento che veramente serve sono negli zaini di mamma e papà. Corri, inseguendo le farfalle, incuriosita da genziane e anemoni, fin quando il verde dei prati sfuma nel bruno della terra: solo terra, pietre e salita, tanta salita. A due tornanti dalla fine, un signore senza un braccio, ma con un enorme sorriso, ti regala una caramella e ti dice “Vai vai, che su ci son le giostre!”.
Le giostre non ci sono. Le avranno già smontate? Ma come avranno fatto a portarle via? Tua madre seduta sullo scalino della cappella di vetta, con i fogli di prosciutto sulle gambe, cerca di dare risposta alle tue domande e alla tua fame. Rifocillata, trotterelli su quella cima grande, arida e disseminata di buchi. Sarà così la luna? Tutti guardano il panorama, tu guardi tutto, e tutti. Chissà perchè di tante gite fatte da bambina, quella è l’unica che ricordi bene. Forse per la storia delle giostre.

Cresci. Le discoteche. I ragazzi. Addio Montagna.

Cresci ancora. No, no, mica invecchi. Saluti il tacco dodici, riprendi gli scarponi, di goretex con i lacci rossi. Le passeggiate in collina diventano presto salite in montagna: la fatica è tanta, ma l’ambiente attorno ti ripaga sempre, o quasi. Ti lasci conquistare dai ghiacciai e con i ramponi d’epoca rubati a papà, di alluminio con i lacci rossi, conquisti i tuoi primi quattromila. E su tutto, torna la voglia di salire al Thabor, a vedere se le giostre nel frattempo le hanno messe. Parti da Bardonecchia, verso Nevache, Valle Stretta. L’abbondante colazione al Rifugio dei Re Magi ti dà l’energia giusta per la salita, su una mulattiera ben larga, fino alla Maison des Chamois. Una chitarra fa sentire le sue note, accompagnate da voci di bambini. E’ una colonia estiva, non di camosci: gente allegra, il ciel l’aiuta. Vada per il cielo, ma se il sole non desse una mano, forse non suderesti così tanto. Sì, sì, la fatica premia, ormai lo sai. Il percorso si addentra in una valle verdeggiante per poi trasformarsi in roccette e terra brunastra. Eccolo, quell’ambiente lunare che ricordavi! Sali, un tornante dopo l’altro, a zig-zag. Qualcuno sta già tornando indietro. Qualcuno ti supera, con la bici in spalla. Eccola, la chiesetta! Non c’è nessuno seduto sull’uscio a prepararti un panino: tua madre questi dislivelli mica li fa più. E allora un morso alla barretta energetica, che tanto va di moda ma ti lascia rimpiangere il panino, e prosegui su quell’altopiano sempre più lunare. La vera cima è poco dopo, dove lo sguardo spazia a destra e sinistra, gonfiando il cuore con uno splendido panorama. Una croce modesta ma significativa resiste ai venti da qualche decennio. Nel suo basamento è nascosto il diario di vetta su cui lasci un piccolo segno del tuo passaggio.

Le giostre? Le trovi in discesa, buttandoti come una bambina sui nastri di neve che ad inizio stagione sono ancora lì. E corri, e scivoli, cadi e ti rialzi. E sorridi, di quel sorriso che ti rimane stampato in volto, anche quando sei ormai tornata a casa. Fino alla prossima gita.

Zitella da frigo

Posted on Marzo 4, 2014 by randagia

“Ho bisogno dei miei spazi”.
“Mi devi lasciare i miei spazi”.
Son frasi che prima o poi in una coppia si dicono. O almeno così mi riferiscono le amiche. Quelle “single dentro”? No, non credo. Quelle neanche sanno cosa sono i loro spazi. Perchè tutti gli spazi sono loro. Anche quelli in frigo.

Molly – Figurati che questo mi ha chiesto di tenere sempre una bottiglia di acqua naturale in frigo, che quella del sindaco è imbevibile. Ma che se la porti da casa, io bevo la frizzante!
Randa – Ma è quello che quando viene da te cucina lui?
Molly – Sì.
Randa – Quello carino, alto, con i capelli lunghi?
Molly – Sì sì lui
Randa – Quello senza figli a carico nè ex mogli?
Molly – Massì lui
Randa – Ecco allora digli che anche io bevo frizzante, ma il mio frigo può contenere fino a 12 bottiglie di acqua naturale, una per ogni marca, anche quelle che non sono mai in offerta.

Ciccia, se a quarant’anni arrivi a pensare che tenere in frigo una bottiglia di acqua non destinata a dissetare te sia una lesione dei tuoi spazi, allora sei stata single troppo a lungo. Ed un motivo ci sarà.

Randagia, con il frigo vuoto, potenzialmente.

Zerbion, è vitamina C

Posted on Gennaio 13, 2014 by randagia

Gli amici ci sono andati durante le vacanze di Natale, ma tu quel giorno non potevi. Peccato, quella cima era da un pezzo nella tua lista dei desideri. Fortuna, ogni tanto i desideri si avverano. L’elenco gite GSA ci presenta una variazione: Domenica 12 Gennaio, Zerbion da Promiod! E sei felice, stavolta non ci sono scuse, ci andrai. Non sai perchè lo Zerbion ti attira tanto: sarà per il panorama a 360 gradi su tutte le catene della Val D’Aosta, sarà per la Madonna della vetta, o sarà perchè hai già pronto il banale titolo per l’articolo. Non lo sai, ma ci vai.

Per partire in forma, riposata, rifiuti qualunque gita di scialpinismo al sabato. Non resisti però al sabato in pista: Via Lattea, poca gente, neve bellissima ed una compagnia che non concede soste se non una unica pausa pipì (non senza aver verificato “Randa, ma non la puoi fare qui all’arrivo della seggiovia, proprio dentro ad un bar devi andare?”). Ecco, proprio proprio riposata non parti, ma parti.

Sci ai piedi alle 9, una cinquantina di allegre persone si incammina, nel chiacchiericcio generale. L’inizio presenta più terra che neve, ma non ci si spaventa. Si sale nel bosco. Un po’ di strada, poi traccia. Il fiato non ti consente gran discorsi, quindi ti limiti ad ascoltare i discorsi degli altri. C’è Guido che racconta le sue arrampicate in settimana, e viva la pensione! Un altro racconta della sua festa di compleanno e delle troppe donne che lo assillano: non fosse che rischi l’equilibro, quasi quasi daresti uno sguardino dietro a vedere se è davvero George Clooney in versione scialpinistica ad incalzarti il passo. Quando dal bosco si esce, alzi la testa ed eccolo, il panorama che ti aspettavi. Sullo sfondo azzurro, tutte pennellate di bianco, si presentano le montagne della Val d’Aosta. E i bambini fanno “oooooooohhh”. E non solo i bambini. Con continue botte di panorama, si sale fino alla cresta. E lì sbagli, smetti di guardare le vette e guardi giù: se scivoli qui, ti trovi seduto alla roulette di Saint Vincent. “Randa, sei tranquilla? Vuoi mettere i rampant?” No, tranquilla per niente, vorrei mettere le ali. Ma stringi le chiappe, e vai avanti. La cima merita la fatica, ed i momenti di tranquillità. Peccato che nel calcolo dei pesi, per portare i ramponi, hai lasciato a casa la macchina foto.

Randagia, con un desiderio realizzato nel 2014, e siamo solo a Gennaio!

Il questionario di fine estate

Posted on Settembre 1, 2013 by randagia

Tutti gli anni va così, a fine estate si cercano le amiche perse di vista per un po’. Succedeva così a 15 anni con tutte le compagne di scuola, a 25 con le amiche scelte, a 30 con le poche rimaste, a 40 con le poche rimaste zitelle.
E le domande son sempre quelle, in rigorosa sequenza:
“Divertita? Dove sei stata? Conosciuto qualcuno di interessante? Quagliato?”
E quando una risponde sì all’ultima domanda, parte la seconda puntata del questionario di fine estate.
A 15 anni, ingenue, si chiedeva “Carino? Ma tu le senti le farfalle nello stomaco?”, senza che poi si sia mai veramente capito cosa significassero queste farfalle.
A 25 anni, sognatrici, si chiedeva “Carino? Ma tu sei innamorata?”. E sulla fiducia si rispondeva sì, anche se qualcuna non ha mai veramente capito cosa significasse.
A 30 anni, con l’orologio biologico che tuona tic tac, la domanda diventava “Carino? Ma tu ci faresti dei figli?”. E se proprio una era cotta, rispondeva anche affermativamente, assolutamente inconsapevole di cosa avrebbe potuto significare.
Con la maturità dei 40 anni, la domanda si trasforma in “Carino? Ma tu ti ci legheresti in cordata?” E se rispondi di sì, sai esattamente cosa significa.

Randagia, che non compila i questionari di fine estate.

Le donne forti danzano scalze

Posted on Giugno 14, 2013 by randagia

Li hai apprezzati con entusiasmo quando nei giardini di Oulx hanno messo in scena, con solo un baule ed una coperta, l’emozionante spettacolo “Ho visto la neve”. Li hai seguiti nelle piazze della Valle di Susa sulle mosse di “Barbarià”. E oggi hai pianto con le loro donne forti, che danzano scalze, sul palcoscenico della vita. A Torino, alla Cavallerizza sì, ma “manica corta”, che non è il dress-code, ma il nome della sala piccola, concessa gratuitamente dal Comune di Torino, agli attori di Artemuda, in collaborazione con Amnesty International. Allora meglio rimboccarsi le maniche e ripetere lo spettacolo due volte la stessa sera, che con una sola sala, si offre il doppio. E mettere in scena uno spettacolo due volte nella stessa sera, facile non è: sbalzi di adrenalina, di concentrazione, stanchezza non sono amici degli attori.

Le storie di cinque donne, ognuna con un nome e cognome. Ognuna con una violenza diversa con cui convivere. Qualcuna consapevole, qualcuna meno. Qualcuna ne esce, qualcuna no.
Il nero, il rosso ed il bianco si scambiano di proporzioni sul palco, e non sono colori scelti a caso.
Entri in sala curioso. Ne esci non solo informato, sensibilizzato, come in tante campagne progresso, ne esci commosso, magonato, arrabbiato. Arrabbiato perchè troppo poco si ricorda che violenza non sono solo le botte di un marito, le cinghiate di un padre. Violenza sono anche i silenzi colpevoli di una madre, le parole di un compagno che continuamente accusano e minacciano. A fine spettacolo, ci sarà una pulce in un orecchio a ricordarti come la tua denuncia potrebbe andare ad un commissario che tenderà, sbagliando, a minimizzarla, un seconda pulce si insinuerà nell’altro orecchio a farti dubitare che le due avemarie suggerite da un uomo in tonaca nera possano non essere la vera soluzione. Un’idea ti sarà chiara nella mente: se ritieni di subire violenza, non ci sono avemarie, non ci sono giustificazioni. Se pensi di subirla, la stai subendo, e allora denunciala, e se non ti ascolta la polizia, se non ti comprende il prete, cerca un centro di aiuto, un centro di ascolto, tu cerca, finché qualcuno ti darà attenzione: hai tutto il diritto di dire basta.

E se i fondi raccolti da questo spettacolo serviranno ad aiutare anche solo una donna, ad alzare la testa, farsi aiutare e dire quel liberatorio “basta”, allora sì, sarà un successo. Per ora, è stato un successo di pubblico.

Le donne forti danzano scalze, di ArTeMuDa con Amnesty International, con il patrocinio del Comune di Torino è andato in scena il 25 Maggio 2013 alla Cavallerizza Reale di Torino. Si ripeterà a Aosta, sabato 12 ottobre 2013 alle ore 21 alla Cittadella dei Giovani.

Randagia, che danzate scalze!

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